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L'Abbazia di
S. Maria di Vezzolano
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Nel territorio
del comune di Albugnano sorge l'Abbazia di S. Maria di Vezzolano, uno dei più insigni
monumenti abbaziali in stile romanico-lombardo del Piemonte.
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| La Storia
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Vezzolano, secondo gli
studi storici ed archeologici più recenti, fu luogo di insediamento fin dall'epoca
romana. Il nome stesso ne denuncia l'antica origine, derivando probabilmente dal
gentilizio Vettiolus, da collegare forse con i Vettii, presenti nell'area
di Chieri.
Il primo documento ufficiale che menziona l'abbazia di Vezzolano risale al 27
febbraio 1095: è l'atto di prepositura nel quale i fratelli Ardizzone ed Amedeo del fu
Tetone, Ottone del fu Vilfredo e Guido di Arduino investirono Teodulo ed Egidio del ruolo
di officiales della chiesa di Vezzolano e dei relativi beni.
Il 19 giugno del 1148 Papa Eugenio III ricevette la chiesa sotto la sua protezione,
confermandone i possessi al prevosto Andrea; in seguito si collegò a questa data la
concessione del nullius diocesis, privilegio che verrà mantenuto fino al 1800.
Altra data importante è il 1159, anno in cui Federico Barbarossa la prese sotto la
sua protezione, facendola diventare una delle più ricche e celebri prepositure del tempo.
Fin dagli inizi la regola seguita fu probabilmente quella agostiniana, in seguito
attestata storicamente con le bolle papali del 1176 e del 1182. L'osservanza della regola
fu rispettata per molto tempo, sicché la fama di rettitudine dei canonici vezzolanesi è
tramandata da numerosi documenti fino a tutto il XIII secolo.
Nel XIV secolo cominciò un lungo periodo di declino: l'abbazia fu abbandonata dai
canonici agostiniani intorno al 1600, soppressa nel 1787, dichiarata bene nazionale nel
1800 dal governo francese che trasforma la chiesa in cappella campestre della parrocchia
di Albugnano. Dopo diversi passaggi di proprietà l'edificio e le terre pertinenti furono
cedute dapprima all'Accademia dell'Agricoltura e infine, nel 1937, divennero proprietà
demaniale, in consegna alla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici del
Piemonte.
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| Le leggende e le tradizioni |
Numerose sono leggende
popolari che circondano l'Abbazia di Vezzolano.
Una di queste ne attribuisce l'edificazione alla volontà imperiale di Carlo Magno:
si narra infatti che questi sia caduto vittima di una grave infermità mentre stava
cacciando nei boschi presso Albugnano; colto nel delirio dall'orrenda visione di scheletri
umani usciti dalle loro tombe, presagio di una morte prematura, chiede l'intercessione
della Madonna; superata la malattia Carlo Magno avrebbe disposto l'edificazione
dell'abbazia in ringraziamento alla Vergine.
La vicenda risulterebbe raffigurata in una delle quattro parti del più importante
affresco di Vezzolano, situato nel chiostro.
Un'altra leggenda riguarda Carlo
VIII re di Francia, che, ammalatosi
mentre era ospite intorno al 1500 dei Solaro di Moncucco, sarebbe stato curato e guarito
dai canonici di Vezzolano.
In segno di riconoscenza il re avrebbe concesso lo scudo rosso con i tre gigli oro,
divenuto oggi stemma del comune di Albugnano; la cittadinanza, a sua volta riconoscente,
avrebbe immortalato la vicenda nel trittico situato sopra l'altare di Vezzolano dove
figurano lo scudo rosso gigliato oro accanto alla figura che viene interpretata come
quella di Carlo VIII.
La tradizione gastronomica albugnanese riporta che il piatto forte consumato
quotidianamente dai canonici di Vezzolano e dai loro ospiti era la storica "bagna
cauda dell'abate", che, a differenza di quella tradizionale piemontese, non
faceva uso di aglio. Troverete i dettagli e la ricetta nella pagina che abbiamo riservato
al vino che per eccellenza la accompagnava: il Ciaret, ossia il Chiaretto di
Nebbiolo, l'attuale Albugnano Rosato DOC.
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L'architettura
e l'arte
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Vezzolano testimonia con
le sue importanti opere d'arte medioevale un lungo periodo di splendore che raggiunge il
suo apice nei secoli XII° e XIII°, seguito da un lento declino.
La facciata romanico-lombarda, costruita
in cotto e in arenaria, è, come da tradizione, decorata da tre ordini di logge cieche.
Sul portale è raffigurata l'annunciazione con la vergine in trono, la colomba dello
spirito santo, l'arcangelo Gabriele e un devoto. A sinistra un altro bassorilievo
raffigura Sant'Ambrogio. La facciata è decorata da capitelli e statue (il redentore con
Michele e Raffaele) e da piatti in terracotta decorata, o patere, simbolo
dell'ospitalità. |
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L'interno risente
dell'influenza transalpina, presentando caratteristiche comuni a molte chiese francesi ma
rare in quelle italiane. Appena entrati nel nartece (lo spazio anticamente riservato ai
catecumeni ed ai penitenti) è possibile ammirare uno degli elementi più interessanti
dell'edificio, risalente al 1189: lo jubé, una struttura divisoria sorretta
da quattro colonne e decorata da un bassorilevo di calcare lucido raffigurante i
trentacinque patriarchi antenati della Vergine.
Sopra l'altare si trova un trittico quattrocentesco realizzato in terracotta
policroma, rappresentante la Vergine col Bambino, Sant'Agostino e a sinistra una figura
barbuta accompagna un devoto inginocchiato in abiti regali (identificato in Carlo VIII re
di Francia).
Dalla chiesa si accede al chiostro, dove è possibile ammirare il più importante
affresco di Vezzolano. Risalente al XIV° secolo, raffigura in diverse sezioni: il
redentore con gli emblemi degli evangelisti, la nascita di Cristo a Betlemme, tre
scheletri che fuoriescono dalle loro tombe atterrendo un personaggio (identificato dalla
tradizione in Carlo Magno) esortato da un monaco a richiedere l'aiuto della Vergine.
La foresteria ospita la
Mostra permanente del Romanico, che raccoglie testimonianze di arte romanica provenienti
da Vezzolano e da altre chiese dell'astigiano.
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| Informazioni utili |
Orario di visita: tutti i giorni, escluso il lunedì,
dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 17.
Per informazioni: tel. 011 9920607
Pro-loco: tel. 011 9870650 |